{"id":329,"date":"2025-03-20T08:34:23","date_gmt":"2025-03-20T07:34:23","guid":{"rendered":"https:\/\/moonlightrun.it\/?p=329"},"modified":"2025-12-07T15:27:47","modified_gmt":"2025-12-07T14:27:47","slug":"quando-mi-dira-grazie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/moonlightrun.it\/index.php\/2025\/03\/20\/quando-mi-dira-grazie\/","title":{"rendered":"Quando mi dir\u00e0 &#8220;grazie&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p>Un albero non si pu\u00f2 sradicare da s\u00e9, per staccarlo dal terreno ci vuole un temporale, un nubifragio, qualche evento esterno. Ci sono persone che sono come gli alberi: vorrebbero andarsene, ma hanno radici profonde e sperano in una forza che da fuori le strappi ai ricordi e alla loro terra, perch\u00e9 da sole non riescono a farlo. Altre persone non hanno radici e si muovono libere, si allontanano dai ricordi e li perdono per sempre senza curarsene, con gioia.<br>Gli alberi del corso sotto casa mia sono gli stessi di cinquant&#8217;anni fa, li ho visti crescere, impercettibilmente invecchiare giorno dopo giorno. Solo quando guardo le vecchie foto che mi ritraggono, con quegli alberi sullo sfondo, noto la differenza. La mia vecchia automobile dorme sempre l\u00ec, tra gli alberi, l&#8217;autorimessa \u00e8 scomoda da raggiungere e piena di oggetti che si sono accumulati nel tempo. Esco di casa e attraverso la strada sulle strisce pedonali; un furgone si ferma per farmi passare, ringrazio anche se non sono tenuto a farlo: si dice &#8220;grazie&#8221; e si risponde &#8220;prego&#8221;. Fa freddo, ma il parabrezza dell\u2019automobile fortunatamente non \u00e8 ghiacciato. La apro, salgo, la metto in moto e parto. Tre curve e sono gi\u00e0 arrivato: le mie radici sono lunghe cinquecento metri circa.<br>Mi fermo con l\u2019automobile sotto la sua abitazione, lascio il motore acceso e il riscaldamento al massimo, cos\u00ec l&#8217;abitacolo si scalda un po&#8217;. Cortesia e gentilezza, &#8220;grazie&#8221; e &#8220;prego&#8221;. Mentre aspetto, esco dall&#8217;automobile, non mi piace starci dentro quando \u00e8 ferma. Dopo qualche minuto, lei scende con un piattino di cibo per i tre gatti randagi del cortile. &#8220;\u00c8 quello che hanno avanzato i miei due&#8221;, mi dice. Lo mette a terra appena dentro il cortile e sale sull&#8217;automobile. Le chiedo se ha con s\u00e9 le pastiglie del mattino. Apre la borsetta e controlla, non \u00e8 sicura. &#8220;Le ho gi\u00e0 prese, con due biscotti e il caffelatte&#8221;, risponde. Dopo dovr\u00f2 quindi passare da casa sua per controllare se ha detto la verit\u00e0. Aspetto pazientemente che si metta la cintura. La aggancia, mi guarda e sorride. Prima o poi, non si ricorder\u00e0 pi\u00f9 chi sono. &#8220;Puoi partire&#8221;, dice, e io parto. Guido pi\u00f9 concentrato del solito, mi sembra che lei diventi ogni giorno sempre pi\u00f9 fragile e temo che un urto possa peggiorare il suo stato. Il cielo di questo inverno improbabile ha un tono meno grigio del solito. Lei lo guarda e dice &#8220;c&#8217;\u00e8 aria di neve&#8221;, come fa tutti i giorni da mesi, ma sono ormai tre anni che non nevica, qui in pianura. Lei ha visto nevicate che io non conosco, ma non me le ha mai narrate, probabilmente perch\u00e9 non le ricorda pi\u00f9. Nemmeno io ricordo tutte le mie, e non gliene ho mai raccontata alcuna. Forse dovrei, finch\u00e9 c&#8217;\u00e8 tempo, anche se non ha senso raccontarle qualunque cosa, non ha mai avuto senso farlo, nemmeno quando io ero piccolo e lei era giovane.<br>La concentrazione elevata che mantengo quando guido con lei al fianco, \u00e8 anche una scusa per non parlare. Guardo dritto dinanzi all\u2019automobile, ma sento che lei mi osserva, si aspetta che mi volti a guardarla. Al solito semaforo, i ragazzi chiacchierano aspettando il verde per attraversare e andare a scuola. &#8220;Chiss\u00e0 se troveranno tutti lavoro&#8221; dice. A volte ho il sospetto che parli soltanto per avere un\u2019interazione con me, per tentare di recuperare un rapporto tra noi che in realt\u00e0 non c\u2019\u00e8 mai stato, ma forse \u00e8 solo una mia sensazione. Qualche giorno fa, ho provato a spiegarle cosa mi sta accadendo. Mi aspettavo perlomeno un cambio di espressione del volto, o addirittura che mi dicesse la sua opinione. Invece, mi guardava come se stesse pensando ad altro, come ha sempre fatto, ma con cortesia e gentilezza, perch\u00e9 &#8220;si dice sempre &#8216;grazie&#8217; e si risponde &#8216;prego&#8217; &#8220;. Gli imbarazzanti quindici minuti del viaggio sono finiti, trovo un posto per l\u2019automobile proprio di fianco all\u2019ingresso dell\u2019ospedale. Scende e mi aspetta, non ricorda mai da che parte deve andare. La accompagno dentro al centro diurno, o asilo nido per anziani, come lo chiamo io, e le do appuntamento per il pomeriggio. Adesso devo passare da casa sua per cercare il barattolo delle compresse del mattino, sperando di trovarlo vuoto.<br>Risalgo in automobile, in silenzio. Il viaggio di ritorno da solo \u00e8 pi\u00f9 leggero, anche se \u00e8 l\u2019ora di punta e c&#8217;\u00e8 molto traffico. Cerco di scrollarmi di dosso la sensazione di vuoto assoluto che mi ha riempito l&#8217;anima accendendo la radio e sintonizzandola sulla mia stazione preferita che fa musica anni ottanta. Nessun bla bla bla da deejay, proprio non ho voglia di sentire nessuno che parla, solo musica. Parcheggio di fronte al condominio dove abita, salgo le scale ed entro in casa; sul tavolo del soggiorno ci sono le tre scatole di latta dove conserva le vecchie fotografie. Ne ha sempre qualcuna appiccicata ai mobili e le cambia ciclicamente in base ad un criterio che ignoro. So che l\u00ec dentro, tra altri mille strati di memoria, ci sono fotografie che mi ritraggono. Vorrei ritrovare, prima che si perda per sempre, una fotografia a cui sono affezionato: quella in cui, bambino, ero davanti all&#8217;idroscalo, con un idrovolante sullo sfondo, tantissimi anni fa. Ma so che aprire quelle scatole a volte mi turba, dipende da ci\u00f2 che trovo. L&#8217;ultima volta che le ho aperte ho visto la foto della mia classe di prima elementare. Quella \u00e8 l&#8217;ultima foto in cui sorrido da bambino spensierato. Provai pi\u00f9 volte, in quegli anni, a spiegarle il mio mondo e il disagio che provavo nel viverci, di quanto mi sentivo inadatto, dell&#8217;aiuto di cui avevo bisogno, ma invano. Anche allora, mi ascoltava, con cortesia e gentilezza, ma pensava ad altro. Smisi presto di comunicare con lei e con mio padre, era inutile. Appena potei farlo, intorno ai diciannove anni di et\u00e0, me ne andai di casa e per decenni mi rinfacci\u00f2 che me ne ero andato perch\u00e9 con loro non mi trovavo bene. Non mi chiese mai quale fosse stato il vero motivo.<br>Il barattolo delle compresse del mattino l\u2019ho trovato, ed \u00e8 fortunatamente vuoto per davvero. Accarezzo i suoi due gatti, la casa \u00e8 in ordine, la colf lavora bene. Esco e gi\u00e0 penso che tra poche ore dovr\u00f2 andarla a riprendere. Vorrei gridarle tutta la mia rabbia per gli errori fatti e non corretti, sia miei che suoi. Invece, far\u00f2 come sempre: mi tratterr\u00f2, con cortesia e gentilezza, perch\u00e9 mi ha insegnato a farlo, con i &#8220;grazie&#8221; e con i &#8220;prego&#8221;, perch\u00e9 non ha senso ormai rinfacciarle qualunque cosa, non ha mai avuto senso farlo. So gi\u00e0 che, quando passeremo accanto al naviglio, mi dir\u00e0, come fa tutti i giorni, che quando era bambina abitava in una casa a Milano in via Luciano Morelli 28 e che i bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale la distrussero. So anche che, quando scender\u00e0 dall\u2019automobile, sotto casa sua, mi dir\u00e0 \u201cgrazie\u201d. E io la guarder\u00f2, come ha sempre fatto lei, esattamente nello stesso modo e risponder\u00f2 &#8220;prego&#8221; pensando ad altro, pensando che non vorrei essere l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Racconto pubblicato sull&#8217;antologia &#8220;La Parola&#8221; del concorso letterario &#8220;Caratteri di Donna&#8221; ed.2023<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un albero non si pu\u00f2 sradicare da s\u00e9, per staccarlo dal terreno ci vuole un temporale, un nubifragio, qualche evento esterno. 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