Oggi festeggiamo i quarant’anni della nostra associazione. Ma quali sono le sue origini, la sua preistoria? Non dal punto di vista artistico, questa parte è già stata ben raccontata. Sappiamo che questa è (non ‘era’: è) la casa di Lina Sannazzaro e Alfonso Marabelli. Cerchiamo un episodio verosimile, che leghi le loro vicende umane con la nostra storia. Restiamo qui, fermi nello spazio, e lasciamo che il tempo scorra, dai primi decenni del ‘900, verso di noi.
Siamo in una radura, ad inizio inverno, fa freddo. La strada che costeggia il prato ha cambiato nome da poco: ora si chiama Viale Nazario Sauro, ma in città la chiamano ancora Circonvallazione Interna. In fondo al prato, gorgoglia la roggia Carona: entra dal chiusino delle vecchie Mura Spagnole e scorre verso il fiume. Questa zona, che qualcuno chiama ancora La Cittadella, dove adesso ci sono solo campi, sarà a breve un grande cantiere edile.
Sulla strada, una coppia ci sta osservando, o meglio: noi siamo in un altro tempo, invisibili per loro. La coppia osserva il prato. Lo hanno acquistato da poco, ci faranno costruire la loro casa. Sono due artisti di mezza età, sposati da quasi vent’anni. Lei è una pittrice e si chiama Carolina, ma si fa chiamare Lina. Viene da Genova e parla Italiano e Francese. Lui è uno scultore di Pavia, conosce bene Giorgio Kienerk, il Direttore della Scuola Civica della città, ma ha frequentato l’accademia di Brera, a Milano. Stanno commentando le ultime modifiche al progetto della loro abitazione. Hanno fatto aggiungere una balconata e una scala di legno interna, che collega direttamente i loro due studi. Lina è soddisfatta del soffitto a vetrata del suo atelier. “Parfait”, dice.
Anche la famiglia degli industriali Necchi sta facendo costruire un’abitazione, che confina con quella di Lina e Alfonso. Le due case sono molto diverse tra loro: mentre Villa Necchi è solenne e imponente, Villa Marabelli, pur essendo classificata come ‘casa economica’ ma riproduce temi che circolano tra le comunità artistiche dell’epoca: terrazzi, scale che scendono e salgono, atrii interni con viste sui piani inferiori.
Adesso ci spostiamo verso di noi di qualche anno. Lina è nel giardino. Sta osservando, sul muro di cinta, le decorazioni con le sfere in pietra e l’arco in muratura. Si sta chiedendo se si sarebbe potuto fare di meglio. Al di là della recinzione, affacciata a una finestra della sua villa, la moglie di Vittorio Necchi la saluta e la invita a passare da lei. Lina risponde che non può, sta aspettando la sua giovane amica Elena, pittrice come lei, e la modella, per una sessione di pittura dal vero: stanno lavorando assieme sui loro quadri. Mentre lavorano, Elena le racconta di Tamara de Lempicka, incontrata a Torino, quando lei era allieva di Casorati. Ogni volta che ne parlano, aggiunge nuovi particolari.
Noi siamo qui, nello stesso luogo, ma in un’epoca diversa. Se immaginiamo il tempo che si sfilaccia, se andiamo oltre la percezione della realtà fisica, riusciamo a essere spettatori diretti della scena. Ascoltiamo Lina ed Elena chiacchierare, vediamo i loro cavalletti, con le tele e la modella in posa, sentiamo addirittura l’odore dell’olio di lino e dell’acquaragia.
Ecco, forse questo è l’attimo, la connessione che stavamo cercando. Lina ci sorride e ripete, salutandoci: “Parfait”.
Scritto e interpretato il 6 dicembre 2025 durante le celebrazioni dei 40 anni dell’associazione Ar.Vi.Ma. (Arti Visive Marabelli) a Pavia, Viale Nazario Sauro 3/5